All’origine dello Stato moderno: Storia, Letteratura e Filosofia

La discussione sulla nozione di stato accompagna da secoli l’evoluzione storica dell’uomo, che da sempre si interroga sul leitmotiv che scandisce i processi di formazione e organizzazione della vita associata. Oramai lontana dallo stato primordiale, dall’orda disorganica dello stato di natura, la comunità -attraverso cerchie concentriche di inclusione-esclusione- indica all’uomo il ruolo da svolgere all’interno del tutto.

Lo Stato moderno

L’aggettivo moderno reca traccia non solo di una valutazione temporale (con età moderna ci riferiamo infatti all’arco temporale che va dalla seconda metà del XV secolo agli inizi del XIX secolo), ma anche di una valutazione qualitativa: moderno perché emancipato ed evoluto rispetto a un prima: il Medioevo.
Secondo il sociologo e storico Max Weber, lo stato moderno è <<un’associazione di dominio in forma di istituzione la quale, nell’ambito di un determinato territorio, ha conseguito il monopolio della violenza fisica legittima come mezzo per l’esercizio della sovranità, e a tale scopo ne ha concentrato i mezzi materiali nelle mani del suo capo, espropriando quei funzionari dei ceti che prima ne disponevano per un loro proprio diritto, e sostituendovisi con la propria suprema autorità>> (Il lavoro intellettuale come professione. Due saggi, Torino, Einaudi, 1966).

Il lavoro intellettuale come professione - Max Weber - 2 ...

La storiografia tradizionale vede nello Stato assoluto del XVII secolo la prima vera forma di Stato moderno che ha provveduto a statalizzare le funzioni dell’imperium (l’esercizio della giurisdizione, la facoltà d’imporre tributi, di reclutare il personale militare e di riorganizzare l’esercito, creando a questo proposito una burocrazia professionale, di estrazione non feudale e non patrimoniale), preparando alla caduta degli antichi privilegi cetuali.
L’assolutismo politico è la tendenza ad eliminare le diverse forme di condivisione del potere che si sono stratificate nel tempo, producendo un’integrale abrogazione del loro diritto di sovranità, ovvero di quella pluralità di ordinamenti e di diritti diffusi sul territorio. Le disposizioni del sovrano risultano così superiori in qualità rispetto a quelle locali-cetuali: quello che i signori territoriali medievali -sebbene i tentativi di razionalizzare la pluralità- non erano riusciti a realizzare.

Tipico del weltanschauung medievale è lo stato per diritto divino. Diffusa nel Medioevo ed elaborata dai primi padri della Chiesa la concezione di potestas come iniquitatis (<<peccato>>) e allo stesso tempo remedium iniquitatis la ritroviamo sino alle soglie dell’età moderna. Prima della Caduta, infatti, l’uomo viveva nel giardino dell’Eden un’incolpevole e serena condizione di parità e di uguaglianza impolitica. La gerarchia, i rapporti di soggezione, subordinazione e dipendenza (tensione binaria padrone-schiavo, ricco-povero, uomo-donna) sono i tristi esiti del peccato originale e della perdita della privilegiata condizione dell’uomo. Il potere terreno è l’esercizio del dominio transeunte, macchiato dai fini peccaminosi di uomini oramai irrimediabilmente rei, ma è anche diretta espressione del disegno provvidenziale: lo stato diventa istituzione divina nel momento in cui l’impossibilità di ricomporre la scissione, di tornare alla felice età primordiale invita l’uomo a disporsi sulla terra in un ordine che si sforzi -almeno- di essere copia di quello divino, un microcosmo a immagine del macrocosmo, ricompreso in esso.

Lo stato moderno nella letteratura: Dante Alighieri

Un primo passo verso lo stato moderno lo compirà Dante all’alba del XIV secolo. Il suo pensiero politico, ben espresso nel De Monarchia (la cui datazione è incerta, ma probabilmente postuma alla stesura della Divina Commedia), non appare completamente allineato con la pubblicistica coeva. Lo stato non può avere solamente origine divina: certamente il primum mobile ordinerà l’ordine terrestre così come provvede alla disposizione dei cieli, essendo Egli il supremo principium unitatis, ma l’organismo in graduale crescita organica dello stato sarà anche originato dalla tendenza della psiche umana a perseguire, accanto alla beatitudine celeste, anche la felicità terrena (pax terrena) e a realizzare la giustizia sulla terra (giustificazione psicologica dello stato). Lo stato migliore è quello che si subordina alla guida dell’uno, quello in cui le parti si ordinano in rapporto al tutto per mezzo di un unico principe, poiché <<qualora più cose siano ordinate ad un medesimo fine, è necessario che una di esse regoli o governi e che tutte le altre siano regolate e governate>>
Il Monarca, ordinato da Dio come tutore del dominio terrestre, sarà chiamato a garantire pace, giustizia e libertà, (fine del diritto umano), valori medi e presupposti per il fine ultimo dell’umanità: attuare l’intelletto possibile, quell’insita potenzialità nell’intelletto speculativo che si trasferisce nella pratica dell’agire politico. In altre parole, la conoscenza messa al servizio della politica.

Dante, però, non tiene anacronisticamente conto dei sentimenti nazionalistici che proprio nel XIV secolo stavano agitando le più grandi nazioni europee, prime fra tutte la Francia e l’Inghilterra, che avrebbero intrapreso di lì a pochi anni un conflitto ultracentenario dalle cui ceneri sarebbe sorto un sentimento di appartenenza e di coscienza nazionale. Nell’imperversare della Guerra dei cent’anni, l’Inghilterra vedrà annullarsi la storica distinzione tra gli antichi sassoni e i più recenti normanni, e la lingua inglese sostituirà il francese come lingua ufficiale nei tribunali dal 1362 e la letteratura nazionale conoscerà l’inaugurazione con i Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer.
Il disegno di una monarchia abbracciante tutti i popoli, una confederazione pacifica tra principati unificati sotto la guida irreprensibile e illuminata del monarca dovrà scontrarsi con la triste realtà dei fatti: come poteva l’imperatore del Sacro Romano Impero reggere l’edificante utopia, nel momento in cui si rivelava incapace a contenere le spinte centrifughe degli stessi riottosi principi tedeschi?
Eppure nel Sommo Poeta c’è un bagliore di precoce modernità: uno stato che si origina dai bisogni dell’uomo e dalla sua aspirazione alla conoscenza, che muove verso il raggiungimento del bene in senso lato (la cultura, la felicità, il bene comune), proclamando l’indipendenza del potere temporale da quello spirituale (due soli che illumineranno il doppio cammino dell’uomo, scandendo però due diversi ambiti di competenza), dove il monarca sarà il primo ministro di tutti, il servo del suo popolo, limitato come questi dal diritto e da una giurisdizione che gli è precedente. E’ uno stato senza dubbio nuovo, che si svincola dall’impronta medievale.

 

Un sovrano desacralizzato e un pontefice impolitico: lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. Le pretese del papato di riaffermare la superiore autorità del potere spirituale su quello temporale si riveleranno col tempo sempre più inapplicabili nella nuova realtà politica europea. L’opportunità di accentramento in senso monarchico del potere pontificio con lo spostamento della curia papale ad Avignone (in cui si rafforzarono i rapporti con il regno di Francia) si infranse con lo scisma conciliare apertosi nel 1378 tra papi romani e francesi: lì, i sovrani europei erano oramai in grado, attraverso il loro potere di interdizione, di opporsi alle pretese di controllo da parte dei pontefici sulle Chiese nazionali. La superiorità del concilio sul pontefice era sostenuta infatti dalle autorità laiche che approfittarono dell’indebolimento della curia per svincolare il controllo delle istituzioni ecclesiastiche locali dalla sede di Roma e per garantirsi la giurisdizione in materia di assegnazione dei benefici.

La filosofia politica moderna

Consapevole della mancanza di un fondamento esterno, teologico-metafisico, che innalzi gli uni al di sopra degli altri, la filosofia politica moderna ha costruito uno <<stato secondo ragione>>, dove la neutralità razionale della norma e del contratto sociale prevale sull’antica morale aristocratica dell’onore e della forza. La confluenza di volontà private e particolari in una comune e pubblica attraverso l’hobbesiano pactum societatis rappresenta il perno di una svolta politica che scardina i puntelli della legge imperialistica del più forte. L’unione concordata di individui nello stato civile -che si spogliano delle proprie libertà individuali per riacquistarle all’interno della dimensione collettiva- si origina dalla rinuncia allo stato dispotico e conflittuale di natura, e persegue la tutela e la sicurezza degli individui.
Seguiranno di qui in poi dibattiti su che ruolo giochi l’individuo all’interno dello stato e, viceversa, che ruolo rivesta lo stato nel rapporto con gli individui, in una perenne tensione che si trasporta fino ai nostri giorni tra le correnti liberali e quelle socialiste.
L’incremento delle disposizioni razionali non esclude l’ammissione, nella convivenza, della sfera pulsante dell’uomo, che non viene arginata, solo depotenziata attraverso la mediazione positiva della lex. L’uomo continua ad essere esposto alle inclinazioni sensibili, alle pulsioni egoistiche come un <<legno storto>> immerso nel <<male radicale>> (Kant) , una realtà interindividuale costretta, nello stato, alla relazione con gli altri; la comunità degli uomini, istintivamente aggressiva e multiversa, incrocia e incrementa nello stato la propria potenza e il proprio conatus, in un movimento che -paradossalmente- costituisce il potere politico ma è sempre pronto ad eccederlo (Spinoza).

Così la sfida dello modernità sarà quella di decostruire l’illusione dell’impalcatura artificiosa e razionalistica dello stato, accettando invece l’istituzione superomistica del caos, della totale mancanza di senso, della non-verità: dietro il contratto tra eguali si nascondono violenza e dominio (Nietzsche); la vita è volontà di potenza, una forza espansiva autosuperantesi, spinta dall’autoaffermazione e dall’autopotenziamento, che soffre (e continuerà a soffrire) le cerniere oppressive dell’organizzazione statuale.

Alexandra Bastari

Bibliografia:

  • Storia Moderna, 1492 – 1848, C. Capra, Mondadori Education; 3 edizione (1 febbraio 2016);
  • Manuale di Storia Medievale, A. Zorzi, Utet Universitaria, 2016;
  • Il lavoro intellettuale come professione. Due saggi, M. Weber, Torino, Einaudi, 1966;
  • De Monarchia, Dante Alighieri;
  • La teoria dello Stato in Dante, H. Kelsen, Firenzelibri (1 gennaio 1974);
  • Uguaglianza, R. Caporali, Il Mulino (15 novembre 2012);
  • Lo Stato moderno in Europa – istituzioni e diritto, Maurizio Fioravanti (https://www.academia.edu/25827860/Lo_Stato_moderno_in_Europa_-Istituzioni_e_diritto_di_Maurizio_Fioravanti)

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